La salute del mondo passa dal suolo.


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By Team The Greenest

biodiversità del suolo

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By Team The Greenest

La produzione agricola intensiva alimentata da combustibili chimici, sta causando la perdita della biodiversità del suolo, minando i servizi forniti da suoli sani. Circa un terzo del suolo nel mondo è già stato degradato. Due terzi di questo degrado sono attribuibili al settore agricolo, in particolare alla produzione agricola intensiva alimentata da combustibili chimici.

Lo scenario attuale.

La salute e la produttività dei suoli dipende dal mix di organismi viventi che contengono, inclusi batteri, funghi, protozoi, insetti, vermi, altri invertebrati e vertebrati. Questa varietà di organismi presenti nei suoli è nota come biodiversità del suolo. Quando il terreno è degradato, perde la sua biodiversità. Quando questa risulta compromessa il suolo può essere facilmente eroso dal vento e dall’acqua, causando la produzione di meno cibo, l’immagazzinamento di meno acqua e il rilascio di carbonio nell’atmosfera.

Secondo l’Assessment Report on Land Degradation and Restoration, prodotto dalla Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES), il degrado del suolo sta attualmente minando il benessere di almeno 3,2 miliardi di persone e rappresenta una perdita economica del 10% prodotto lordo globale annuo.

Entro il 2050, si prevede che la popolazione mondiale supererà i nove miliardi di persone. Facile intuire come questo aumento minerà ulteriormente la produttività a lungo termine della terra.

Quanto vale la biodiversità?

1,5 e 13 trilioni di dollari all’anno.

Questo è il valore complessivo dei servizi ecosistemici globali garantita dalla biodiversità del suolo. Questa cifra comprende: beni e servizi forniti da ecosistemi sani, inclusa la fornitura di cibo, servizi idrologici e la regolazione del clima.

Gli organismi del suolo regolano la disponibilità e l’assorbimento dei nutrienti da parte delle piante, mantengono la struttura del suolo e regolano i processi idrologici. La perdita di suoli sani riduce le rese agricole e potrebbe comportare un calo della produzione alimentare del 25% entro il 2050. Si stima che l’aumento della biodiversità del suolo potrebbe contribuire fino a 2,3 miliardi di tonnellate di produzione agricola aggiuntiva all’anno, per un valore di 1,4 trilioni di dollari USA.

L’ ”idratazione” della terra.

Il suolo immagazzina due terzi dell’acqua dolce del pianeta e questa funzione è determinata dal livello di materia organica in esso contenuto. Quest’acqua sostiene il 90% della produzione agricola mondiale. La perdita di biodiversità riduce le sue capacità di infiltrazione e di immagazzinamento di acqua, diminuendo la produzione alimentare e peggiorando l’impatto della siccità. Si stima che entro il 2025, 1,8 miliardi di persone vivranno in condizioni di stress idrico.

La biodiversità che fa bene all’economia.

C’è più carbonio immagazzinato nel suolo rispetto al carbonio totale stoccato sia nell’atmosfera, che nella vegetazione fuori terra. Quando il suolo viene eroso, il carbonio in esso immagazzinato viene rilasciato sotto forma di gas serra (GHG), contribuendo al cambiamento climatico.

L’aumento della biodiversità del suolo potrebbe contribuire almeno alla metà delle riduzioni delle emissioni utili a limitare l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2°C stabiliti dall’accordo di Parigi. Gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per la sicurezza alimentare, idrica ed energetica, la conservazione della biodiversità e la mitigazione dei cambiamenti climatici, dipendono tutti da suoli sani. Questi, sono sia una risorsa naturale che un bene pubblico alla base dello sviluppo sostenibile. La ricerca ha stimato infatti, che il ripristino solo del 12% dei terreni agricoli degradati entro il 2030 potrebbe aumentare il reddito dei piccoli proprietari di 35-40 miliardi di dollari l’anno e aiutare a sfamare altri 200 milioni di persone all’anno.

Un obiettivo collettivo.

I servizi forniti da terreni sani dovrebbero essere incorporati nella pianificazione dell’uso del territorio. Questa richiede il contributo di un certo numero di settori per garantire il raggiungimento di obiettivi collettivi, come la produzione alimentare, l’approvvigionamento idrico e la conservazione della biodiversità.

È sicuramente necessario adottare pratiche di gestione sostenibile del territorio e dei paesaggi agricoli. Con il sempre più necessario sostegno dei governi ai privati e alle piccole e medie imprese.

Per approfondire:

  1. Lo stato delle foreste nell’era del cambiamento climatico.
  2. Una “simulazione” per ridurre il rischio di frane.
  3. La sfida al climate change parte da 100 città europee

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