Una “simulazione” per ridurre il rischio di frane.

By Team The Greenest

riforestazione delle zone montuose

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Avere foreste più resistenti al clima potrebbe aiutare a ridurre il rischio di frane in un prossimo futuro.  

Soprattutto se questo fosse abbinato a una riduzione delle emissioni.

È quanto emerge da uno studio pubblicato di recente che ha simulato diverse versioni di un disastro austriaco del 2009 e dall’osservazione delle frane sul Monte Bianco. Questo ha dimostrato quanto il cambiamento climatico influenzi il rischio di frane.

La simulazione del disastro austriaco.

In Austria, durante il mese di giugno 2009, si susseguirono tre giorni di forti piogge e temporali. Questo ha provocato più di 3.000 frane nel distretto di Feldbach, nelle Alpi sudorientali. Venne dichiarato lo stato di emergenza e molte case furono evacuate.


Il team di ricerca ha simulato l’evento così com’era avvenuto e ha poi effettuato una serie di simulazioni con condizioni diverse.

I risultati della ricerca suggeriscono che, senza una riduzione delle emissioni di gas serra, le aree colpite dalle frane potrebbero aumentare del 45%.

Questo accadrebbe qualora dovesse verificarsi un clima più caldo di 4 gradi centigradi. Sarebbe il peggiore scenario possibile tra quelli presi in esame dall’International Panel pf Climate Change (IPCC).

Secondo la ricerca, la chiave per limitare le frane nel futuro sembrerebbe legata al rispetto dei limiti nelle emissioni di carbonio stabilite dal Trattato di Parigi.

Questi miglioramenti nella situazione boschiva locale avevano effetti positivi in tutte le simulazioni prese in esame.

L’esperienza del Monte Bianco

Nel 2005 una serie di enormi frane nel massiccio del Monte Bianco nelle Alpi francesi ha spazzato via il pilastro Bonatti. Si tratta di una famosa via di arrampicata sul Drus, a 2.754 metri sul livello del mare. Per gli scienziati Philip Deline e Ludovic Ravanel dell’Université Savoie Mont Blanc/Centro nazionale francese per la ricerca scientifica a Chambéry, le frane sono state preoccupanti ma non sorprendenti. Per anni i due scienziati hanno monitorato le cadute di massi e i crescenti rischi per la comunità di alpinisti della regione.

Utilizzando i resoconti degli alpinisti e un ampio database di fotografie vecchie e nuove, Ravanel ha creato un inventario delle frane in due aree del massiccio del Monte Bianco dalla fine dell’800 ai giorni nostri. Quasi l’80% delle frane si è verificato tra il 1990 e il 2015, con l’aumento della temperatura. Quasi un terzo di tutte le frane si sono verificate negli ultimi 5 anni. Gli scienziati ritengono che il riscaldamento della temperatura stia riscaldando il permafrost. Nelle zone montuose, le zone di permafrost esistono tipicamente al di sopra di una certa altitudine. Nelle zone di permafrost, le rocce sono tenute insieme da “otturazioni” di ghiaccio. Poiché la temperatura dell’aria aumenta ogni anno, gli scienziati ritengono che il riscaldamento e persino lo scongelamento del permafrost stia indebolendo le pareti rocciose e provocando smottamenti di massi

Una soluzione unica: riforestazione.

Le radici degli alberi prevengono i rischi naturali come le frane, rendendo più stabile il terreno delle foreste.

Lo sviluppo degli apparati radicali è però influenzato sia dalle proprietà del terreno che da fattori come la raccolta del legname o dagli incendi. Alcuni studi effettuati sulle faggete colpite da incendi mostrano come l’effetto di stabilizzazione del suolo da parte delle radici varia nel corso del tempo. Le foreste che hanno subito incendi gravi o anche solamente moderati perdono completamente il loro potere protettivo nei confronti del terreno per almeno 15 anni. Con conseguenze sul rischio di frane che si protraggono fino a 50 anni dopo l’evento dannoso.

La gestione degli ecosistemi forestali è una parte importante della Disaster Risk Reduction per la strategia delle Nazioni Unite (2015-2030), che mira a ridurre il numero di persone interessate da possibili disastri naturali.

Proprio per questo la pratica selvicolturale che comprende la cura, il controllo e la rigenerazione delle foreste, dovrebbe includere un’attenta pianificazione per l’attuazione delle misure tecniche volte alla prevenzione del deterioramento di tali ambienti (compreso il rischio di incendi).

Per approfondire il tema della riforestazione:

  1. Quattro aspetti della riforestazione
  2. Scopri quanti alberi servono a compensare la tua CO2
  3. Quattro soluzioni per aiutare le foreste in un clima che cambia
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